Contabilizzazione del calore: come funziona davvero in un impianto centralizzato
Negli edifici con riscaldamento centralizzato, la caldaia o il generatore sono comuni a più appartamenti.
Questo però non significa che tutti debbano pagare la stessa cifra indipendentemente dall’utilizzo.
La contabilizzazione del calore serve proprio a questo: rilevare o stimare il consumo attribuibile alle singole unità immobiliari, così da ripartire le spese tenendo conto anche dell’utilizzo effettivo del riscaldamento.
Il funzionamento può sembrare complicato, soprattutto quando nella rendicontazione condominiale compaiono:
quota volontaria;
quota involontaria;
unità di ripartizione;
millesimi;
consumo rilevato;
coefficienti applicati ai radiatori.
Vediamo quindi come funziona, con una spiegazione diretta.
L’impianto resta centralizzato
Con la contabilizzazione, ogni appartamento non diventa autonomo.
La produzione del calore resta centralizzata: una caldaia, una centrale termica, una pompa di calore o una rete di teleriscaldamento producono l’energia necessaria per l’intero edificio.
Il calore viene poi distribuito attraverso l’impianto condominiale fino ai singoli appartamenti.
La contabilizzazione permette di attribuire a ciascuna unità immobiliare una parte della spesa sulla base del calore utilizzato, pur mantenendo un unico impianto comune.
In pratica:
il condominio continua ad avere un generatore centralizzato;
ogni appartamento può regolare il proprio utilizzo;
appositi dispositivi rilevano o stimano il consumo individuale;
la spesa totale viene successivamente ripartita.
Contabilizzazione diretta e indiretta
Non tutti gli impianti sono costruiti nello stesso modo. Per questo esistono due principali sistemi di contabilizzazione.
Contabilizzazione diretta
La contabilizzazione diretta viene generalmente utilizzata quando ogni appartamento è servito da un unico circuito chiaramente individuabile.
Un contatore di energia termica misura il calore effettivamente consegnato all’unità immobiliare, espresso normalmente in kWh.
Il dispositivo considera:
la quantità di acqua che attraversa il circuito;
la temperatura dell’acqua in ingresso;
la temperatura dell’acqua in uscita;
la differenza termica registrata.
In questo modo viene misurata direttamente l’energia termica utilizzata dall’appartamento.
È una soluzione frequente negli impianti con distribuzione orizzontale, nei quali ogni abitazione dispone di un proprio punto di ingresso del circuito.
Contabilizzazione indiretta
Negli edifici più datati è molto comune trovare impianti a colonne verticali.
In questi casi, diversi tubi attraversano verticalmente il fabbricato e alimentano radiatori collocati in appartamenti differenti. Non esiste quindi sempre un unico punto nel quale misurare tutto il calore destinato a una singola abitazione.
Si utilizza allora la contabilizzazione indiretta, installando un ripartitore su ogni radiatore.
Il ripartitore:
rileva il comportamento termico del radiatore;
confronta la temperatura del corpo scaldante con quella dell’ambiente;
registra delle unità di consumo;
trasmette o conserva i dati necessari per la ripartizione.
È importante chiarire che le unità mostrate dal ripartitore non corrispondono direttamente a kWh.
Sono valori proporzionali al calore emesso e vengono elaborati tenendo conto anche delle caratteristiche e della potenza del singolo radiatore.
Per questo due radiatori differenti, pur mostrando numeri apparentemente simili, possono incidere diversamente nel calcolo finale.
A cosa servono le valvole termostatiche
La contabilizzazione viene normalmente affiancata dalla termoregolazione.
Le valvole termostatiche permettono di regolare il passaggio dell’acqua calda nel radiatore in base alla temperatura desiderata nella stanza.
Quando l’ambiente raggiunge il livello impostato, la valvola riduce il flusso. Quando la temperatura scende, lo aumenta nuovamente.
La valvola termostatica non è quindi un semplice interruttore acceso o spento.
Serve a:
regolare la temperatura dei diversi ambienti;
evitare di riscaldare inutilmente tutte le stanze allo stesso modo;
limitare il consumo volontario;
migliorare la gestione del comfort.
Il ripartitore registra il funzionamento del radiatore, mentre la valvola permette all’utente di regolarlo.
Quota volontaria e quota involontaria
La spesa del riscaldamento centralizzato non dipende soltanto da quanto vengono aperti i radiatori.
Per questo viene generalmente distinta in due parti.
Quota volontaria
È la parte collegata al calore utilizzato volontariamente dalle singole unità immobiliari.
Viene ripartita sulla base:
dei kWh misurati dai contatori diretti; oppure
delle unità registrate dai ripartitori, opportunamente elaborate.
Chi utilizza maggiormente il riscaldamento sostiene una quota volontaria superiore.
La normativa nazionale prevede che almeno il 50% dell’importo complessivo sia attribuito agli effettivi prelievi volontari di energia termica.
Quota involontaria
È la parte legata al funzionamento dell’impianto comune e al calore che non può essere attribuito esclusivamente all’apertura volontaria dei radiatori.
Può comprendere, a seconda della ripartizione adottata:
dispersioni della rete di distribuzione;
calore ceduto dalle tubazioni comuni;
energia necessaria al funzionamento generale dell’impianto;
spese di gestione, lettura e manutenzione;
altri costi comuni previsti.
Questa parte viene ripartita secondo il criterio applicabile al condominio, per esempio attraverso millesimi, superfici, volumi o potenze installate.
Perché pago anche se tengo i termosifoni chiusi?
È una delle domande più frequenti.
Tenere chiusi i radiatori può ridurre o azzerare quasi completamente il proprio consumo volontario, ma non elimina i costi legati all’esistenza e al funzionamento dell’impianto centralizzato.
Anche con i radiatori chiusi:
la centrale termica resta al servizio dell’edificio;
la rete condominiale continua a disperdere parte del calore;
tubazioni e componenti comuni devono essere mantenuti;
l’appartamento beneficia indirettamente del calore proveniente dalle unità vicine e dalle parti comuni;
restano le spese comuni di gestione e contabilizzazione.
Per questo una parte della spesa resta dovuta indipendentemente dall’utilizzo individuale.
La contabilizzazione non significa quindi “pago soltanto quando apro la valvola”, ma “una parte della spesa dipende dal mio utilizzo effettivo e una parte resta collegata all’impianto comune”.
Il numero sul ripartitore è il consumo in euro?
No.
Il valore visualizzato da un ripartitore non rappresenta direttamente:
euro;
metri cubi di gas;
kWh effettivi;
ore di accensione.
È un dato tecnico utilizzato per determinare la proporzione tra il consumo attribuito a quel radiatore e quello complessivo registrato nell’edificio.
Per arrivare alla spesa finale occorre considerare:
tutte le letture dell’appartamento;
i coefficienti associati ai radiatori;
la somma dei consumi dell’intero condominio;
la quota volontaria complessiva;
la quota involontaria;
il criterio di ripartizione adottato.
Leggere soltanto il numero presente sul dispositivo, quindi, non permette di calcolare direttamente l’importo della bolletta.
Posso confrontare il mio ripartitore con quello del vicino?
Un confronto diretto può essere fuorviante.
Il valore dipende anche da:
dimensioni e potenza del radiatore;
modello del dispositivo;
coefficienti programmati;
posizione dell’appartamento;
esposizione dell’edificio;
isolamento;
temperatura impostata;
durata di utilizzo.
Un appartamento all’ultimo piano o sopra locali non riscaldati può avere esigenze differenti rispetto a un’abitazione circondata da altri appartamenti riscaldati.
La contabilizzazione serve a ripartire i consumi secondo il sistema approvato e configurato per quello specifico edificio, non a confrontare semplicemente i numeri mostrati dai singoli dispositivi.
Cosa controllare nel prospetto condominiale
Per comprendere meglio la propria rendicontazione può essere utile verificare:
periodo al quale si riferiscono le letture;
consumo volontario attribuito all’appartamento;
quota involontaria;
criterio utilizzato per ripartire la parte fissa;
eventuali costi di gestione e lettura;
corretta associazione dei dispositivi ai radiatori;
presenza di letture stimate o anomalie;
eventuali sostituzioni o modifiche effettuate sui radiatori.
Quando si sostituisce un radiatore, si modifica la sua potenza o si interviene sul dispositivo, è importante che i dati di configurazione vengano aggiornati correttamente.
Quando serve una verifica tecnica
La contabilizzazione deve essere considerata parte dell’impianto e non soltanto un sistema amministrativo di ripartizione.
Può essere utile richiedere una verifica quando:
un ripartitore non visualizza dati;
compare un errore sul dispositivo;
le letture risultano anomale rispetto all’utilizzo;
è stato sostituito o modificato un radiatore;
una valvola termostatica non regola correttamente;
alcuni locali restano troppo caldi o troppo freddi;
i dispositivi non risultano correttamente associati;
vi sono dubbi sul funzionamento generale del sistema.
In Lombardia, il responsabile dell’impianto o il terzo responsabile, quando nominato, deve garantire il corretto funzionamento e la manutenzione dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione. Il loro funzionamento è inoltre soggetto a controllo periodico da parte del manutentore.
La contabilizzazione permette di mantenere i vantaggi di un impianto centralizzato introducendo una ripartizione più legata all’utilizzo delle singole unità immobiliari.
Il principio è semplice:
il calore viene prodotto centralmente;
ogni appartamento regola il proprio utilizzo;
contatori o ripartitori rilevano i consumi;
una parte della spesa dipende dall’utilizzo individuale;
una parte resta legata all’impianto comune.
Capire la differenza tra consumo volontario e involontario aiuta anche a leggere correttamente il prospetto delle spese e a evitare aspettative sbagliate.
Per informazioni sulla gestione, manutenzione o verifica degli impianti centralizzati:
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